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Beatles in jazz, il Danilo Rea trio al teatro Curci

Beatles in jazz, il Danilo Rea trio al teatro Curci

Danilo Rea

NAPOLI – Un concerto che parla a tutti gli appassionati della musica e non solo del jazz. Danilo Rea è uno dei grandi pianisti jazz italiani, protagonista e leader di molte formazioni e gruppi che hanno fatto la storia della musica contemporanea negli ultimi decenni. Eppure, Danilo Rea non smette di stupire, in una delle sperimentazioni più riuscite del panorama musicale contemporaneo, il “Beatles in Jazz”. Il trio composto da Danilo Rea al piano, Ares Tavolazzi al contrabbasso ed Ellade Bandini alla batteria presenta un irresistibile tributo al mitico quartetto dei Beatles. Amici da molti anni, i tre musicisti sono una novità in formazione trio. Bandini e Rea si incontrano per la prima volta in sala di incisione per la registrazione di Rea per incidere un disco per Edoardo De Angelis, cantautore romano che in futuro avrebbe prodotto molti artisti, mentre Bandini e Tavolazzi sono amici da sempre, nonché conterranei, tutti e due ferraresi.Mina, Celentano,Guccini, Baglioni, De André, Zero, Conte, Dalla, Paoli: sono solo alcune delle loro straordinarie collaborazioni con il modo “melodico”, ma profonda è la loro diversità “jazzistica”. Le loro personali esperienze li rendono imprevedibili sul palco, speciali, disposti ad intraprendere qualsiasi strada mettendo tutta la loro esperienza al servizio della Musica. La loro unione è certamente ricca di fascino e il loro concerto un appuntamento originalissimo. Il trio potrebbe dare vita a nuove vie di compositive e di interpretazione del jazz italiano. In terzetto assieme a Ares Tavolazzi al contrabbasso e a Ellade Bandini  alla batteria, rivisiteranno numerosi brani dei Beatles in una inedita chiave jazz. L’appuntamento, organizzato  dall’Associazione Cultura e Musica G. Curci di Barletta, in collaborazione con la Direzione Artistica del Teatro Curci, è per domenica 11 marzo alle ore 18,30, presso il Teatro Comunale Curci, nell’ambito della  28.ma Stagione Concertistica.

Audace improvvisatore dalla spiccata sensibilità melodica, Danilo Rea è certamente uno dei pianisti che più ha segnato la scena jazz in Italia negli ultimi decenni. Nato a Vicenza nell’agosto del 1957, si è presto stabilito a Roma, dove condivide i primi anni di attività con il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Roberto Gatto, vale a dire lo storico “Trio di Roma”. “Certamente – ricorda Rea – la nascita del Trio di Roma sancisce il mio ingresso nel mondo del jazz. Nei primi anni d’attività abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con grandi musicisti della scena internazionale, Art Farmer a Steve Grossman, da Chet Baker a David Liebman, a Randy e Michael Brecker”. Contemporaneamente alla pratica jazzistica, Rea mostra interesse per la musica rock progressive di Emerson Lake & Palmer e degli Yes e ottiene il diploma in pianoforte classico presso il conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Rea parteciperà con vigore e grande capacità a tutta la felice epopea musicale della capitale tra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo, città nella quale gravitano musicisti italiani e stranieri di passaggio. “La partecipazione ai progetti di Maurizio Giammarco per Lingomania – aggiunge Rea – o al fianco di grandi maestri quali il batterista Peter Erskine, che militava nei Weather Report, e il contrabbassista Marc Johnson , rappresentano tappe importanti per me”. Alla carriera di pianista jazz affianca considerevoli interventi con protagonisti di primo piano della musica leggera italiana, con Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia e soprattutto Mina. Considera l’incontro con Mina “un momento davvero particolare, molto formativo”. Fonda il Doctor 3 con Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra, concentrando la propria estetica in una rivisitazione del repertorio jazz, rock e pop: una sintesi che colpisce pubblico e critica. Negli ultimi anni di attività raggiunge alte quote di maturità e perfezione, tanto che diventano sempre più frequenti i lunghi recital solitari al pianoforte.

Poliedrico e vibrante in ogni sua esecuzione, Ares Tavolazzi riesce a mantenere il suo timbro in qualsiasi situazione lo si veda coinvolto. Contrabbassista tosco-emiliano diplomato al Conservatorio di Ferrara, inizia ad occuparsi di musica a livello professionale già alla fine degli anni ‘60. Ma è dall’80 in poi, in seguito ad un soggiorno a New York e alla frequentazione di ambienti jazz, che inizia ad occuparsi definitivamente di improvvisazione. Nel corso della sua lunga carriera, ancora splendente, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come nel 1987 il premio come “Migliore musicista dell’anno” ed ha affiancato, nei loro concerti live, artisti italiani del calibro di Mina, Paolo Conte, Francesco Guccini, Eugenio Finardi, Enrico Pieranunzi. Attualmente collabora a diversi lavori teatrali, con la Fondazione Teatro di Pontedera, componendo e suonando dal vivo durante le rappresentazioni sceniche.

Ellade Bandini è considerato dalla comunità di batteristi italiani una pietra miliare che ha segnato il corso di tutta la ritmica nella musica leggera italiana degli ultimi trent’anni. Inizia la carriera di batterista suonando per la cantante Carmen Villani, nel gruppo beat Avengers (al basso Ares Tavolazzi). Diviene presto un turnista molto richiesto, suonando in alcuni 45 giri di successo di quegli anni, come “Io mi fermo qui” di Donatello o “Vendo casa” dei Dik Dik. Batterista simbolo per due generazioni, inizia dagli anni sessanta un lungo lavoro in sala di registrazione che lo vede fino ad oggi presente in oltre 500 dischi. Una parziale sintesi degli artisti coi quali ha lavorato: Lee Konitz, Marc Ribot, Franco D’Andrea, George Benson, Tony Scott, Terence Blanchard, Franco Cerri. Dischi e tour con: Celentano, Zucchero, Ramazzotti, Bennato, Vecchioni, Conte, Pagani, Concato, Venditti, Battiato, Capossela, De Andrè, De Sio, Guccini, Mina e molti altri.Un trio affascinante per una collaborazione che fonde esperienze e stili diversi e che regalerà al pubblico un concerto indimenticabile. Uno spettacolo che senza dubbio sarà suggestivo non solo per i fan dei Beatles e che sicuramente susciterà una certa curiosità nel riscoprire canzoni celebri trasformate in una nuova melodia.

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Addio Lucio

Addio Lucio

Lucio Dalla

NAPOLI (di Federica Bertocco) – Un lutto enorme nel mondo della musica e della cultura italiana. E’ morto Lucio Dalla, stroncato da un attacco cardiaco mentre si trovava in Svizzera, a Montreux, per una delle tappe del suo tour europeo. Ieri sera, secondo quanto riportato dall’Ansa, il musicista stava bene ed era andato a dormire sereno. Stamattina si sarebbe svegliato, avrebbe fatto colazione, un paio di telefonate, poi il malore. Tra i primi a darne notizia, il sito deIl Resto del Carlino” e, su Twitter, i frati francescani di Assisi, cui Dalla era molto vicino. Sembra solo ieri quando, per l’ultima volta, ha calcato il palco dell’Ariston, a quarant’anni dall’ultima partecipazione, insieme a Pierdavide Carone, nel doppio ruolo di autore del brano ‘Nani” e di direttore d’orchestra. “Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera, stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso”.Incredulo delle notizie che arrivano da Montreux, sono le parole di Roberto Serra, fotoreporter per professione e amico storico di Lucio, che stamattina ha rilasciato queste dichiarazioni. Di origine bolognese, Dalla è stato uno dei più affermati cantautori italiani, considerando la continuità della sua carriera che sfiora i cinquant’anni di attività artistica. Alcune delle sue canzoni resteranno per sempre nella storia della musica italiana, da “L’anno che verrà” a “Caruso”, da “Canzone” a “Caro Amico ti scrivo”. A poche ore dalla morte, rimbalzano in rete già moltissimi commenti, tra cui personalità dello spettacolo e amici del cantautore. “È un momento tristissimo. Non me la sento di parlare con nessuno” afferma Francesco De Gregori. “Lui è stato un artista unico, a me mancherà molto anche come grande amico. Ci conoscevamo dal ’63 ed eravamo legati anche dal tifo per il Bologna oltre che dalla passione per la musica. Tanti anni di amicizia ci legano. Sentire che ci ha lasciato mi ha colpito, non riesco ancora a riprendermi. Mi manca l’amico. È stato uno dei più grandi, autore, cantante, musicista, jazzista, un uomo che parlava a tanta gente e sapeva comunicare” ha continuato Gianni Morandi. Ma i pensieri rivolti al cantautore sono giunti anche dalle alte cariche Italiane. Anche il Presidente della Repubblica Napolitano, infatti, ha espresso le proprie condoglianze, spendendo due parole per Dalla e Famiglia: “Autore e voce forte e originale, che ha contribuito a rinnovare e a promuovere la canzone italiana nel mondo. E’ stato un artista amato da tanti italiani di diverse generazioni. E a me personalmente è caro il ricordo dei nostri incontri, e dell’ultimo, a Bologna, per un’iniziativa di beneficenza, ritrovando in ogni occasione la schiettezza e delicatezza del suo tratto umano”. 

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Sentieri Imoerfetti, al teatro Elicantropo

Sentieri Imoerfetti, al teatro Elicantropo

Una scenda di Sentieri Imperfetti

NAPOLI (di Anita Laudando) – Paola Tortora nelle note di regia dichiara di intendere il teatro come parabola infinita, ma non ci si crede fin quando la consapevolezza non coglie lo spettatore. Di certo la performance è già iniziata mentre il pubblico si accomoda in sala, e non finirà nemmeno quando si svuoterà. Quasi sospesi a mezz’aria su un tappeto immaginario, attori e spettatori respirano la suggestione del tempo tripartito proposta nell’ Hamletica di Massimo Cacciari:Shakespeare, Kafka e Beckett, passato, presente e futuro, perché l’essere diventa fare solo attraverso la nostra  insecuritas, la cura del sé. La trilogia letteralmente reagisce a tre domande dichiarate: Chi sono io? Chi siete voi? Chi siamo noi? Umani strutturalmente incompiuti.

Il primo quadro partorisce il teschio del dubbio, non senza momenti di ironia in cui, gli atleti della performance, avvolgono il magma bianco del dubbio di Amleto.

Pensiero e parola si fanno ‘azione’ nei muscoli degli attori nel secondo quadro in cui siamo gettati heideggerianamente nella vita del Castello di Kafka. Eppure gli abitanti del villaggio che ruotano intorno all’ agrimensore K.(Paola Torta) sembrano non avere gravità, il loro centro è in ogni punto e le loro maschere sono lo specchio di ognuno di noi.

“La libertà per essere tale ha bisogno di essere riconosciuta dell’altro” così la scena si scioglie nella contemporaneità “esausta”. Personalità decise a procedere verso uninesplicabile fatto solo di attese. I personaggi vivi, illuminati da luci fredde, storditi da musiche d’acciaio, sospendono gli astanti. “E se ci considerassimo felici?”.

Loro: il Silenzio. il Dubbio. l’Essere. Paola Tortora. Simonetta Ainardi. Sara Allevi. Giovanni Ragni. Appaiono giganteschi, sulla profondità di un palco vuoto.  I quattro artisti interpretano mille spiriti ma sono un corpo solo. Artaud sarebbe fiero di loro. La ricerca dell’essere nella carne, nei nervi e nell’anima del mondo è una chicca che toccherà Napoli pochi giorni. Fino a domenica 26 Vintulerateatro presenta al Teatro Elicantropo di Vico Gerolomini, “SentierImperfetti. Studio Ultimo”. Info: Teatro Elicantropo 081.29.66.40 Feriali ore 21- festivi ore 18.

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Celentano, unica novità a Sanremo

Celentano, unica novità a Sanremo

Adriano Celentano

NAPOLI (di Vittorio Ferreri) – Si è concluso il “festival” caratterizzato da parolacce, vacuità ed ovvietà, per non parlare della volgare e pilotata protesta,come ha sottolineato lo stesso Morandi, nei confronti di Celentano da parte di alcuni “ spettatori “ presenti in sala. La Rai chiamando Celentano, si aspettava e voleva la provocazione per ottenere alta audience e di conseguenza contratti pubblicitari consistenti; dandogli la massima libertà di parola Celentano, nell’esprimere le sue opinioni, ha tenuto fede a quanto gli era stato consentito. Trovo ammirevole che a,74 anni abbia ancora tanta voglia di mettersi in gioco e che abbia voluto devolvere in beneficenza il suo cachet, basta questo a rendere la sua presenza meritoria. Celentano ha voluto puntualizzare, nel suo attacco alle testate   “ Famiglia cristiana” e “Avvenire”, che dovrebbero preoccuparsi di assolvere la loro funzione precipua e dare spazio ad argomenti inerenti alla chiesa e non politici. Inoltre, nell’esprimersi, ha bandito dalle sue parole ogni ipocrisia e, nella televisione odierna , popolata da tanti ipocriti al servizio del “potere “, diventa encomiabile chi ha l’onestà intellettuale di dire ciò che pensa. Inoltre Celentano ci ha regalato l’ascolto di suoi brani musicali molto belli, particolarmente quello eseguito  con Morandi, laddove gareggiavano canzoni deludenti. Poiché Sanremo è il festival della canzone, tra le tre finaliste ritengo che la più meritoria anche per l’esecuzione vocale sarebbe stata “La notte” . Mi auguro che il prossimo sia un vero “Festival della canzone” dove il merito e il testo siano i due elementi alla base della scelta dei concorrenti perché Sanremo ridiventi Sanremo .

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“Sentimenti imperfetti”, filosofia e cultura si alleano

“Sentimenti imperfetti”, filosofia e cultura si alleano

Paola Tortora

NAPOLI (di Anita Laudando) – VINTULERATeatro Ricerca e Creazione Teatrale diretta da PAOLA TORTORA presenta SENTIERIMPERFETTI Studio Ultimo. La nostra esistenza può sembrarci così tormentata da indurci all’immobilità del dubbio, quasi ci “ seduce al non fare”. Gli indugi dell’ Amleto, i sentieri interrotti del Castello di Kafka, i silenzi vertiginosi degli esausti di Beckett, in un susseguirsi di visioni, immagini e suoni, che dai labirinti del vivere, accompagneranno lo spettatore in un estremo viaggio interiore. -Inevitabile e sempre attuale- spiega Paola Tortora- il Teatro è inteso come parabola infinita, dove, pensiero e parola si fanno ‘azione’, per tentare di indagare ancora, alla luce del nostro tempo, su quell’insondabile mistero che, da sempre, accompagna ogni esistenza cosciente : il SÈ- La ricerca è dedicata al Saggio HAMLETICA del filosofo, nonchè sindaco di Venezia, Massimo CACCIARI. Vincitore di svariate rassegne, il lavoro sarà presentato in forma definitiva all’interno della prossima stagione del TEATRO STABILE DI TORINO. VINTULERATeatro aderisce al COMITATO EMERGENZA CULTURA PIEMONTE ed al MOVIMENTO PER LA CREATIVITA’ di NAPOLI (azioni concrete di lotta per il sostegno e la difesa del Diritto alla Cultura in Italia). Dal 23 al 26 Febbraio 2012 alle 21.00 (domenica ore 18.00) il Teatro Elicantropo ospiterà in anteprima il lavoro culturale e artistico in forma di STUDIO ULTIMO.

Info e prenotazioni: 081 29 66 40.

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Morta Whitney Houston, aveva solo 48 anni

Morta Whitney Houston, aveva solo 48 anni

Whitney Houston

WASHINGTON- Tossicodipendente da anni, in preda a frequenti crisi nervose, si e spenta soli 48 anni Whitney Houston, una delle regine della musica pop tra gli anni ’80 e ’90. Lo ha reso noto il suo agente. Il corpo della cantante e attrice americana Š stato trovato ieri pomeriggio in una stanza al quarto piano di un hotel di Beverly Hills, a Los Angeles. “Alle 15:55 ora locale (00:55 di oggi in Italia, ndr) Whitney Houston Š stata dichiarata morta nel Beverly Hilton hotel”, ha reso noto un portavoce della polizia. Whitney si trovava a Beverly Hills per prendere parte ieri sera ad una serata organizzata a margine dei Grammy Awards, che si terranno stasera a Los Angeles. Le cause esatte della morte della popstar restano ancora indeterminate. Una persona del suo entourage ha chiamato i soccorsi alle 15:43 e il personale di sicurezza ha subito tentato di rianimarla, ma inutilmente. Secondo la Cnn sarebbe stato il suo compagno, il cantante Ray-J, a dare per primo l’allarme. Tanti i messaggi di cordoglio apparsi subito sui social network. “Ho il cuore spezzato e sono in lacrime per la morte scioccante del mio amica, l’incomparabile Whitney Houston “, ha scritto la cantante Mariah Carey su Twitter. Una tragedia purtroppo attesa. Gia’ alla vigilia della magica notte dei Grammy, si era sparsa la notizia che Whitney si trovasse in gravissime condizioni. La sua storia e’ il dramma di una grandissima artista per anni ai vertici delle classifiche, amata e venerata da milioni di fan, passata in pochi anni dal paradiso del successo all’inferno della droga e della depressione. Oltre ai noti abusi di cocaina, marijuana e psicofarmaci, Whitney ha sofferto drammaticamente il fallimento del suo matrimonio con il cantante Bobby Brown, durato dal 1992 al 2006. Nata nella periferia del New Jersey, il padre era un militare e la madre Cissy era una cantante di gospel. L’arte e il canto era una dote di famiglia: Whitney era cugina della star pop Dionne Warwick e figlioccia della grande Aretha Fraklin. Raggiunse l’apice del suo successo molto giovane, grazie alla sua voce meravigliosa, dall’enorme intensita’ e potenza. Nel 1986 vinse il Grammy e per anni domino’ la scena con tantissimi successi mondiali. Nella Billboard Hot 100 riusci’ a piazzare sette singoli consecutivi al numero uno, battendo il record di cinque appartenete a stelle del calibro di Diana Ross, e perfino dei Beatles. Assieme a Michael Jackson detiene il record dell’artista di colore di maggior successo. Si calcola che nella sua breve ma intensissima carriera abbia venduto circa 190 milioni di dischi. Per anni e’ Whitney stata la stella, la ragazza d’oro dell’industria discografica. Ma raggiunse anche la grandissima popolarita’ con le sue apparizioni sul grande schermo in film come ‘The Bodyguard’, al fianco di Kevin Kostner, la cui colonna sonora ha venduto 45 milioni di copie. Con la sua musica e il suo sex appeal ha influenzato una generazione di giovani cantanti, come Christina Aguilera e Mariah Carey. Dopo gli anni del successo il crollo e la disperazione: da tempo faceva abuso di cocaina, marijuana e pillole varie. In un’intervista del 2002, disse: ”Il piu’ grande demonio sono io. Posso essere il mio miglior amico o il mio nemico peggiore”. E quel demonio alla fine ha avuto tragicamente la meglio.

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Lucia Di Lammermoor, attesa per la rappresentazione al San Carlo

Lucia Di Lammermoor, attesa per la rappresentazione al San Carlo

Teatro San Carlo di Napoli

NAPOLI (di Vittorio Ferreri) – L’ evento più atteso dell’anno dal Teatro San Carlo di Napoli , è decisamente la più celebre di Donizetti : LUCIA DI LAMMERMOOR, posto d’onore per tutti i fedelissimi spettatori dei storici palchi.  L’opera fu rappresentata per la prima volta a Napoli il 26 settembre del 1835 e nei i ruoli dei protagonisti figuravano Fanny Tacchinardi (Lucia), Gilbert Dprez (Edgardo) e Domenico Casselli (Enrico) e solo nel 1839 andò nuovamente in scena al Theatre de la Renaissance di Parigi.. il dramma la cui azione si svolge in Scozia nel castello di Ravenswood alla fine del XVI secolo ha avuto negli anni protagonisti come : 1953 : Maria Callas, Giuseppe di Stefano, Tito Gobbi, Raffaele Arie; 1959 : Maria Callas ,Ferruccio Tagliavini, Piero Cappuccilli, Bernard Ladysz; 1961: Joan Sutherland, Renato Cioni, Robert Merrill, Cesare Siepi; 1965 Anna Moffo,Carlo Bergonzi , Mario Sereni, Ezio Flagello; 1970 : Beverly Sills, Carlo Bergonzi, Piero Cappuccilli, Justino Diaz;  1971 : Joan Sutherland, Luciano Pavarotti, Sherril Milnes, Nicolai Ghiaurov; 1976 :  Montserrat Caballè, Josè Carreras , Vincente Sardinero, Samuel Ramey; 1983 :  Edita Gruberova , Alfredo Kraus, Renato Bruson , Robert Lloyd; 1990 :  Cheril Studer , Placido Domingo, Juan Pons , Samuel Ramey; 1997 :  Andrea Rost, Bruce Ford , Anthony Michaels-Moore , Alastair Miles.

L’11 febbraio prossimo (replica il 14 , San Valentino , festa degli innamorati ), in un’inedita versione curata dal registra Gianni Amelio diretta dal maestro Nello Santi, vedrà in scena nelle vesti della Lucia la tanto attesa Elena Mosuc.

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Irio & Roberto De Paula, duello a suon di note

Irio & Roberto De Paula, duello a suon di note

Roberto De Paula

ROMA – Due chitarre, due generazioni a confronto ma stesso sangue brasiliano, stessa verve, stessa voglia di fare sempre buona musica. Per la ventottesima stagione concertistica dell’associazione cultura e musica”G. Curci”, sabato 11 febbraio alle ore 21,15, nuovo appuntamento con la grande musica. Irio & Roberto De Paula si presenteranno sul palco del Teatro Curci di Barletta  con un bellissimo concerto di jazz-samba e bossanova, in cui la spiccata brasilianità della coppia di chitarristi si manifesterà in tutta la sua totalità.

Il gusto di incontrare gente in modo spontaneo, peculiarità del popolo brasiliano, così verace e solare, colorato e vivace, proprio come  la musica, verrà rappresentato in tutte le sue sfaccettature durante l’intero concerto.I due de Paula, tenendo fede a questo modo di sentire , si incontreranno sul terreno musicale a suon di note, evidenziando un comune modo di sentire la musica tra loro.Un concerto per niente scontato che ci regalerà incantevoli scorci di Brasile.

Irio De Paula, Superata la  soglia dei settanta anni  con la stessa energia e entusiasmo di un ventenne, continua ad essere un  musicista generoso e un geniale chitarrista. E, fondamentalmente, un timido, ma dietro alla sua apparente ruvidità, alla tentazione di glissare, di non raccontarsi e di affidare alla sua inseparabile chitarra il ruolo di unica depositaria e mediatrice delle proprie emozioni, De Paula nasconde una sensibilità e un’umanità non comuni. E’ ‘ uno straordinario chitarrista, dotato di tecnica e feeling trascendenti (pari solo alla sua modestia d’uomo!) che lo fanno ritenere un maestro, o meglio, ” il Maestro ” da parte di tutti i musicisti (non solo chitarristi) che “lavorano” nel genere brasiliano. Tutta la sua musica (stile strumentale, composizione, senso del ritmo) proviene dalle più pure ed autentiche origini brasiliane (è carioca: nato a Rio de Janeiro) e si colloca a pieno titolo nell’eredità culturale brasiliana la musica popolare del suo paese natale confrontandosi anche con altri patrimoni folkloristici in cui la tradizione afroamericana e quella sudamericana si incontrano e crescono insieme.  Definito dalla critica “il più affascinante dei chitarristi brasiliani“, nella sua lunga carriera, (a soli sei anni già suonava alla radio di Rio in una band con i fratelli: “Os Pinguins de Bangù”) ha suonato con i migliori musicisti del suo paese quali Paulo Moura, Baden Powell, Rauzinho, Dijalma Ferreira, Juarez e tanti altri ancora da Astrud Gilberto a Chico Buarque; ha effettuato numerose registrazioni, più di cinquanta tra CD e LP: «…vero virtuoso dello strumento: suona sia acustico che elettrico con la medesima scioltezza, è bravissimo tanto sulla sei, sulla sette che sulla dodici corde ed è inoltre probabilmente uno dei migliori suonatori al mondo di cavaquinho (strumento tipico brasiliano: una piccola chitarra con quattro corde); e se la cava benissimo anche con la viola dinamica e con le percussioni.» letteralmente risplende nelle bosse, nei samba, nelle ballads toccando ogni brano con passione e con stile raffinati, sì da rendere anche le più vecchie e abusate songs quali “Garota de Ipanema“, “Dindi“, o “A’ felicidade” fresche come fiori di primavera. Su tutti i brani, da quelli di Jobim e Lobo a quelli di sua composizione, egli imprime il marchio della sua personalità, esprimendo nei tempi più mossi, con contagiosa efficacia, la sua irrefrenabile gioia di vivere e, in quelli lenti, il suo mondo introspettivo e malinconico.»

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Baby rock…quando la musica è ‘un gioco da bambini’

Baby rock…quando la musica è ‘un gioco da bambini’

NAPOLI - La seconda edizione della mostra ROCK! – che si avvale del Patrocinio del Comune di Napoli, del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli, del Consolato Britannico di Napoli e del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germaniaospiterà da VENERDI 4 FEBBRAIO 2012 [dalle ore 11.00 alle ore 12.00] gli appuntamenti settimanali con BABY ROCK! nell’omonima sala presso il secondo piano del PAN – Palazzo delle Arti Napoli

 l’area ‘Baby Rock’ aprirà i suoi battenti a bambini di età compresa tra i 4 e i 9 anni: le attività grafico-pittoriche saranno coordinate dalla prof.ssa Irene Manco, docente presso il Liceo d’Arte e presso la Scuola dell’Infanzia dell’Istituto ‘Suor Orsola Benincasa’ di Napoli, partner della mostra e delle attività-rock del sabato destinate al mondo dell’infanzia.

Ogni incontro è destinato ad un massimo di 20 bambini, i quali dovranno essere accompagnati da un genitore o da entrambi i genitori: i genitori dovranno garantire la loro presenza per l’intera ora di attività.

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Eleonora, una donna e due amori

Eleonora, una donna e due amori

Ritorna, in una versione nuova, la storia di Lenòr. Passioni, amori, tradimenti e attese in una Napoli di duecento anni fa ma terribilmente simile a quella di oggi; fatto salvo – forse – il traffico.
La Compagnia HORA SECUNDA invita i suoi amici a vivere per la prima volta o a rivivere ancora una vicenda che B&B hanno costruito per divertire il pubblico e perchè, alla fine, resti almeno la memoria di una città che non seppe liberare se stessa e che ballò sotto la forca di Lenòr.
“L’esempio forse servirà”

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