NAPOLI – Bagnoli, spunta l’ipotesi “ecodistretto”. Il Comune vuole realizzare nella periferia occidentale il terzo impianto per lo smaltimento dei rifiuti, dopo quello di Scampia e quello in programma a Napoli Est. Tre impianti in alternativa al termovalorizzatore. “Stiamo portando avanti un lavoro importante da questo punto di vista, insieme con Bagnolifutura – spiega de Magistris – Realizzare questo tipo di impianto e’ una risposta definitiva a chi sostiene che Napoli dice solo dei no”. Il sindaco si mantiene vago sul tipo di impianto: sito di compostaggio o impianto anaerobico. L’unica cosa certa e’ che “trattera’ la frazione umida” (la citta’ ne produce 150 mila tonnellate in un anno). Il vicesindaco, Tommaso Sodano invece, propende di piu’ per il “digestore anaerobico, impianto che ha un impatto ambientale pari a zero e non emana cattivi odori perche’ si lavora in assenza di ossigeno”. La disponibilita’ a realizzare nell’area occidentale di Napoli un impianto per lo smaltimento dei rifiuti umidi, come spiega Sodano, “e’ arrivata da Bagnolifutura la scorsa settimana”.
NAPOLI – Il deputato del Pdl Mario Landolfi è stato rinviato a giudizio con le accuse di concorso in corruzione e truffa aggravate dall’avere agito per favorire un clan camorristico, quello dei Casalesi. Lo ha deciso il gup Alessandra Ferrigno al termine dell’udienza preliminare, accogliendo la richiesta del pm Alessandro Milita.
Mario Landolfi
Landolfi avrebbe corrotto un consigliere comunale di Mondragone facendolo dimettere un mese prima della scadenza del consiglio, del quale si impedì così lo scioglimento; in cambio il parlamentare gli avrebbe offerto un contratto di lavoro di tre mesi per la moglie nel consorzio “Eco4″ e un posto nella futura giunta comunale. Poichè la donna, durante i tre mesi, percepì lo stipendio ma non andò a lavorare, si configura anche la truffa. Il processo comincerà il 9 luglio prossimo.
Polemica la reazione del deputato. “E’ una vicenda farsesca – così il deputato del Pdl Mario Landolfi commenta il suo rinvio a giudizio per concorso in corruzione e truffa aggravata – contro di me non c’è una sola prova”.
“Avrei potuto avvalermi delle mie prerogative parlamentari e, come era orientamento della Camera, non acconsentire all’uso delle intercettazioni – prosegue il deputato – invece non solo ho acconsentito, ma le ho addirittura pubblicate su Facebook. Ho reso un interrogatorio di due ore e mezzo, spiegando punto per punto la vicenda, e ho depositato un’informativa della Guardia di Finanza del 2009 dalla quale si evince che la signora non è stata assunta nel consorzio “Eco4″ grazie a me. Ciò nonostante, il gup ha disposto il giudizio”.
NAPOLI – “Gli interventi dei leghisti contro Maradona – dichiarano il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli ed Angelo Pisani di Noi Consumatori legale del calciatore – rasentano il ridicolo. Innanzitutto proprio loro dovrebbero avere il buon gusto di stare zitti dopo le vergognose accuse di ruberie su cui indagano varie Procure per come hanno utilizzato i finanziamenti pubblici ai partiti creando immensi danni all’Italia. Dagli investimenti poco chiari in Tanzania ai 600mila euro per gli svaghi del “trota” figlio di Umberto Bossi fino ai lingotti d’ oro e diamanti nascosti nelle loro nelle casseforti passando per i 5,1 miliardi di euro di fondi europei che il nostro paese deve restituire a causa della truffa delle quote latte degli agricoltori del nord difesi e sostenuti da sempre dal carroccio”.
“Maradona ha prodotto il miglior calcio della storia e portato squadre locali e nazionali – continua Borrelli – a vincere scudetti e campionati del mondo. La lega resterà invece, secondo noi, nel ricordo degli italiani per non aver prodotto nulla se non immensi scandali. Maradona è un campione del mondo i leghisti invece campioni della vergogna e del familismo per come hanno utilizzato il denaro pubblico. Scambieremmo volentieri tutti i leghisti italiani spedendoli fuori al confine pur di riavere a Napoli e in Italia un campione come Maradona”.
“Maradona – conclude Pisani avvocato del calciatore – non deve nulla ad Equitalia. Stiamo vincendo tutte le battaglie legali. Lui soffre per i napoletani e gli italiani che sono tartassati dalle tasse e si tolgono la vita e si sente uno di loro perseguitato ingiustamente dal fisco. I leghisti hanno perso l’ ennesima occasione per stare zitti e non dire sciocchezze”.
Luigi de Magistris durante una conferenza stampa (foto Renna AGNFoto)
NAPOLI – ”Bisogna lavorare con intelligenza distinguendo le varie forme di evasione”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, riferendosi all’emergenza sociale e agli scontri di ieri dinanzi alla sede napoletana di Equitalia. Il sindaco ha risposto anche alle richieste di alcuni consiglieri comunali di rescindere immediatamente il contratto del Comune con Equitalia o di sospendere la riscossione per i prossimi sei mesi, fino alla scadenza del contratto stesso. ”L’amministrazione sta procedendo in questa direzione, ma questo passo non puo’ essere compiuto dall’oggi al domani – afferma de Magistris – perche’ bisogna mettere in atto attivita’ di riscossione sulle quali stiamo lavorando, anche con la lotta all’evasione fatta in modo intelligente”. L’ex magistrato – riferendosi agli scontri di ieri – ha condannato ogni forma di violenza e sottolineato come non si debba puntare il dito sui dipendenti di Equitalia. ”La colpa e’ di un sistema che e’ stato creato e che vogliamo smantellare con le armi delle democrazia – ha affermato de Magistris – ci vuole una rivoluzione pacifica e democratica, con il voto, con le mani pulite e con una grande energia, la violenza da’ spazio a chi ci vuole fermare”.
ROMA – Equitalia sempre piu’ nel mirino. Dopo il falso allarme bomba fatto scattare il 9 nella sede centrale Genova e quello di ieri all’Aquila, una busta sospetta e’ stata recapitata questa mattina alla sede di Equitalia di Roma, in via Giuseppe Grezar. La polizia sta esaminando il plico. Da una prima analisi all’interno ci sarebbe polvere pirica ma nessun innesco. E’ questo solo l’ultimo episodio di una lunga scia di pacchi bomba e buste sospette arrivate, negli ultimi mesi, in diversi uffici italiani della societa’ di riscossione. Il primo pacco bomba recapitato a Equitalia arriva nella sede di via Millevoi, a Roma, il 9 dicembre scorso. L’ordigno esplode nelle mani del direttore generale, Marco Cuccagna, che rimane ferito a una mano e agli occhi. Gli investigatori sottolineano fin dalle prime ore che potrebbe trattarsi di un’altra ‘campagna natalizia’ dei gruppi di ispirazione anarco-insurrezionalista. All’interno del plico viene trovato un volantino con la sigla della Federazione Anarchica Informale (Fai). I contenuti del volantino sono legati al caso del pacco inviato, il giorno precedente, l’8 dicembre, alla sede della Deutsche Bank di Francoforte. Il 12 dicembre un grosso petardo esplode davanti alla sede di un’agenzia di Equitalia a Napoli. La deflagrazione causa il danneggiamento della parte inferiore della saracinesca in ferro dell’ingresso in corso Meridionale.
NAPOLI (Acerra) – Una cinquantina di lavoratori della Simmi, societa’ che produce, tra l’altro, cablaggi e schermi di aerazione per treni, sono saliti sul tetto dello stabilimento ad Acerra, nel napoletano, e minacciano di lanciarsi nel vuoto. I lavoratori sono da tempo in cassa integrazione, che scadra’ il prossimo agosto, e lamentano la mancanza di commesse da parte di Ansaldo Breda. ”I creditori ci stanno col fiato sul collo – spiegano alcuni operai – e non sappiamo piu’ come andare avanti. Abbiamo figli, famiglia, e servono soldi per poterli sfamare. Se non otteniamo lavoro siamo pronti al sacrificio estremo, perche’ solo cosi’ le nostre famiglie otterranno qualcosa. Ad agosto ci ritroveremo senza un lavoro, e Ansaldo Breda preferisce assumere operai non qualificati, tramite agenzie interinali, come accaduto a Reggio Calabria, anziche’ contare sulla nostra professionalita’ decennale”. Gli altri lavoratori della societa’ di Acerra, circa 180, stanno occupando il resto dello stabilimento, ed hanno chiesto ed ottenuto che i titolari dell’azienda lasciassero l’edificio.
NAPOLI – Anche quest’anno, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, che ricorre il 17 maggio, centinaia di persone si riuniranno in preghiera, in diverse città Italiane e Spagnole, da Palermo a Padova, da Malaga a Madrid, per ricordare le migliaia di persone vittime dell’omofobia e della transfobia che in moltissimi paesi del mondo ancora oggi sono uccise, violate, incarcerate, costrette al silenzio o al suicidio.
Uno degli ultimi episodi, balzato sinistramente all’onore delle cronache è la morte di Daniel Zamudio, un 24enne cileno morto a causa delle torture inflittegli per ore e ore da un gruppo di coetanei omofobi.
Ma omofobia e transfobia non sono solamente violenza fisica o psicologica, ma una forma di odio, spesso non riconosciuto e legittimato, impossibilità di pensarsi in un progetto di vita pieno; sono anche genitori che cacciano di casa i propri figli in quanto omosessuali o transessuali, sono mobbing sul luogo di lavoro, sono vite fatte di paura con milioni di persone che sono costrette ad una vita nascosta o ridotta all’assenza di progettualità.
NAPOLI – Ogni anno sono circa 4 milioni i pellegrini che si recano in visita al Santuario di Pompei (Napoli), scenario oggi del tragico gesto di un uomo di 63 anni, l’imprenditore edile Arcangelo Arpino, che si e’ sparato alla testa nel parcheggio, a pochi metri dalla chiesa. Il Santuario, sede di Delegazione pontificia e Prelatura territoriale, e’ stato realizzato su iniziativa del Beato Bartolo Longo. La costruzione ebbe inizio l’8 maggio 1876 grazie alle offerte dei fedeli e la partecipazione generosa di cittadini comuni alla realizzazione dell’opera. Papa Giovanni Paolo II vi si e’ recato in visita due volte, nel ’79 e nel 2003, Papa Benedetto XVI il 19 ottobre 2008. Proprio in questa settimana si registra un afflusso notevole di fedeli: due giorni fa e’ stata recitata la Supplica alla Madonna del Rosario (la preghiera viene ripetuta la prima domenica di ottobre) con la guida di monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione che ha parlato del Santuario di Pompei come di uno dei piu’ importanti al mondo.
NAPOLI – I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno identificato, individuato e sottoposto a fermo Giovanni Illiano, 23 anni, residente a Scampia, gia’ noto alle forze dell’ordine e affiliato al clan camorristico degli ‘scissionisti’, ritenuto responsabile di omicidio, violazione alla legge sulle armi e altri reati. Nel corso di indagini sull’omicidio di Fortunato Scognamiglio, ucciso il 16 gennaio 2012 nel corso di un agguato a colpi di pistola a Melito di Napoli, i militari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno identificato Illiano grazie a un’impronta digitale repertata su un casco da motociclista che i due killer avevano dovuto abbandonare sul luogo dell’omicidio, insieme alle due pistole usate, perche’ erano sopraggiunti i carabinieri, sorprendendo i sicari subito dopo il fatto di sangue.
Sembra inarrestabile l’ escalation di suicidi legati alle difficoltà economiche. Un bollettino di guerra, quasi all’ordine del giorno. Gli ultimi tre casi, due nel salernitano e uno nel milanese nella giornata di ieri, portano a 38 il bilancio delle cosiddette vittime della crisi dall’inizio del 2012, quasi un terzo delle quali in Veneto. Tanto da spingere il segretario dell’ Associazione artigiani piccole imprese (Cgia) di Mestre, Giuseppe Bortolussi, a lanciare un appello al presidente Giorgio Napolitano perché intervenga. La politica cavalca l’onda funesta, con il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che ha usato parole fortissime contro il premier Mario Monti, accusandolo di avere queste morti sulla coscienza. Ma davvero stiamo assistendo a un’ impennata di suicidi? Davvero la crisi sarebbe la causa di questa strage? Il 2012 sarà ricordato come l’anno dei suicidi o forse ce lo stanno dipingendo così? I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. Nessuna epidemia suicida in corso, almeno finora. Per valutare davvero la situazione, si dovrà aspettare.
“ Ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio, con punte di quasi quattromila casi nei primi anni Novanta”, osserva Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima, recentissima, indagine dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) su suicidi e tentativi di suicidio in Italia, relativa all’anno 2010: “Ogni gesto estremo, come quelli che le cronache recenti raccontano, nasconde una tragedia umana e impone il massimo rispetto. Ma è difficile affermare, a oggi, che vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiamo facendo affermazioni forti, senza robuste evidenze scientifiche”.
Può sembrare cinico snocciolare numeri e percentuali, ma è l’unico modo per separare i fatti dalle impressioni. Dicevamo: 38 suicidi per motivi economici dal 1 gennaio all’8 maggio 2012. Purtroppo sono la punta dell’iceberg rispetto al fenomeno generale. Nel 2010, per esempio, l’Istat ha contato3.048 suicidi, di cui 187 per motivi economici, “ in base a quello – specifica Marchetti – che viene indicato dalle forze dell’ordine come il presunto movente”. Se si escludono i suicidi per motivi d’onore (18 in tutto), quello economico è, per assurdo, il movente meno preoccupante di tutti. Quasi una persona su due (1.412) ha deciso di farla finita a causa di una malattia (per 4 su 5 di origine psichica). La seconda causa di suicidio è affettiva: 324 persone si sono tolte la vita per questioni di cuore, quasi il doppio rispetto a chi l’ha fatto per il conto in banca. E quasi in un caso su tre non è stato possibile individuare il movente del gesto.
Questo per dire che debiti, tasse, difficoltà economiche possono sì indurre a compiere una follia, ma lapiaga sociale dei suicidi è molto più vasta e complessa di come appare dai mezzi d’informazione.Guardiamo agli anni passati, per vedere se la crisi ha colpito davvero. Nel 2008, i suicidi per ragioni economiche sono stati 150, su un totale di 2.828 casi. Nel 2009, sono stati 198 su 2.986 casi. Se si prende solo il dato numerico questo significa che sono aumentati del 24,6% tra 2008 e 2010, ma anche che sono diminuiti del 6 per cento tra 2009 e 2010. Rispetto al totale, questi atti rappresentano il 5,3% di tutti i suicidi nel 2008, il 6,6% nel 2009 e il 6,1% nel 2010. La variazione percentuale, insomma, appare minima.Dopo di che, è innegabile che le difficoltà economiche o la mancanza di un lavoro possano gettare nelladisperazione. Secondo il recente rapporto dell’ Eures Ricerche Economiche e Sociali, intitolato Il suicidio in Italia al tempo della crisi sarebbero in aumento i suicidi tra i disoccupati (362 nel 2010, contro 357 nel 2009 e una media di 270 nel triennio precedente), con un +40% tra 2008 e 2010. I più a rischio sarebbero proprio loro, quelli che hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo, seguiti da imprenditori e liberi professionisti.Tuttavia occorre cautela prima di emettere sentenze. In Germania, la cui economia tiene, il numero dei suicidi è quasi doppio rispetto all’Italia e in Finlandia, dove la qualità della vita è molto più alta, i suicidi sono quattro volte superiori ai nostri. Nella Grecia sull’orlo del collasso ci sono poco più della metà dei suicidi rispetto all’Italia e può sembrare paradossale, ma il paese nel quale la situazione economica è più drammatica è anche quello dove si verificano meno suicidi in tutta Europa ( qui si trovano un po’ di tabelle).È giusto affrontare il problema, ma interpretare la situazione attuale come una drammatica emergenzalegata alla crisi è una forzatura. Ed è pericoloso, perché il fenomeno dei suicidi è a forte rischioemulazione. Questo sì, è scientificamente provato. “ Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi, innescando un pericoloso ‘effetto domino ’”, dice Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano: “ Le persone che compiono questi gesti estremi sono nella grande maggioranza dei casi entrate da tempo nel tunnel della patologia psichica, prevalentemente depressiva, che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative.
I gesti estremi possono essere scatenati da fatti contingenti che esasperano una situazione economica già complessa, ma s’innescano in personalità da tempo fragili e vulnerabili che non hanno avuto la possibilità di chiedere aiuto per la loro sofferenza psichica ”. L’appello rivolto a chi governa è che potenzino i servizi di salute mentale, in questo periodo di recessione. Perché c’è tanta gente che non sa a chi chiedere aiuto, ma non solo per motivi economici.