Cardi: La bioeconomia circolare sui campi confiscati alla Camorra

Servizio: Carlo Maria Alfarano
Video: Carlo Maria Alfarano e Marcello Santojanni
Montaggio: Carlo Maria Alfarano

A Santa Maria La Fossa, in provincia di Caserta, sui terreni confiscati al boss della Camorra, Francesco “Sandokan” Schiavone, il cardo – una pianta spinosa considerata da molti come un infestante – grazie all’impegno della Cooperativa Sociale “Terra Felix”, si è trasformata in una risorsa preziosa al centro di un processo di recupero di “bioeconomia circolare”. Nella relazione finale sul mercato illegale delle buste di plastica-shopper, possiamo ritrovare la definizione di “bioeconomia circolare”:
“[…i prodotti sono progettati con materie prime alternative rinnovabili di origine biologica, in un meccanismo di consumo “circolare” tale per cui “post-consumo” non esistono più rifiuti ma prodotti o imballaggi che, nel loro fine vita, tornano ad essere risorsa…]”.


Un detto popolare recitava: “ Del maiale non si butta via niente”: anche del cardo si può dire lo stesso. A Santa Maria la fossa, in località Ferrandelle, dalla trasformazione dei semi raccolti si ricavano l’olio vegetale (ovvero la materia prima per la produzione di buste compostabili), i biochemicals, e l’acido pelargonico, un bioerbicida biodegradabile, valido sostituto all’utilizzo del glifosato, tossico per la salute umana e per l’ambiente. Le ballette ottenute dalla biomassa del cardo verranno poi utilizzate per la creazione del substrato necessario alla coltivazione dei funghi cardoncello ed in un prossimo futuro nascerà una fungaia su un altro terreno confiscato al boss del Clan dei Casalesi. Inoltre, grazie ai semi dei cardi viene prodotto il biopolimero sviluppato da Novamont, utile alla produzione del telo da pacciamatura biodegradabile. La Cooperativa Sociale “Terra Felix” utilizza questo telo per la crescita della barbatella, grazie a questo metodo la piccola piantina di vite di Asprinio d’Aversa Doc sviluppa meglio, con più vigoria, inoltre con la sperimentazione dei legacci per la vite, il consumo della plastica in questo vitigno è pari a zero. Non solo un beneficio per la crescita per la vite, ma anche costi di smaltimento della plastica azzerati rispetto ad altri campi in Campania, come ad esempio quelli coltivati a fragole o pomodori. Purtroppo molti agricoltori smaltiscono i numerosi teli di plastica incendiandoli e così provocando numerosi danni all’ambiente. Inoltre il cardo è coltivato in aridocultura, quindi senza spreco di acqua e la sua coltivazione sui campi ha un effetto rigenerante sul suolo, facendo diminuire le sostanze inquinanti dello stesso.         

Grazie a questi campi, la Cooperativa sociale diretta da Francesco Pascale, dal suo primo anno di coltivazione (2019) ha prodotto tre tonnellate e mezzo di semi di cardo, che poi Novamont ha trasformato in numerose buste di bioplastica. Tutto questo su un campo confiscato al boss Francesco Schiavone dei Casalesi, lo stesso clan che nel 2002 uccise Federico Del Prete, “l’ambulante solo” come lo definisce il giornalista Paolo Miggiano, che fondò lo SNAA: il Sindacato Nazionale Autonomo degli Ambulanti. Del Prete denunciò per primo in Italia il fenomeno del racket delle buste della spesa nei mercati ambulanti ed il suo estorsore, il vigile urbano Mattia Sorrentino. La camorra lo uccise a Casal di Principe nel suo ufficio del SNAA, bloccando anche la produzione delle buste di plastica presso la tipografia che avrebbe dovuto stampare il prodotto con il marchio del sindacato. Del Prete avrebbe voluto distribuire le buste di plastica del sindacato per combattere il fenomeno del racket subito anche dai suoi colleghi mercatali. Purtroppo questo reato penale è ancora presente e vivo nel territorio campano, ma non solo. Come scrive la commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati:
[“ …è risultato che tutti i commercianti acquistano gli shopper da persone che, sistematicamente, si presentano in modo anonimo presso il loro negozio con mezzi propri, divisi per quartiere, senza rilasciare ricevute di pagamento, fatture o quant’altro documento fiscalmente valido anche ai fini della tracciabilità degli shopper. Tutte circostanze, queste, che lasciano supporre l’esistenza di un sistema di persone legate da un vincolo associativo il quale sfocia in un’organizzazione criminale dedita al traffico illecito per trarne profitto. L’intera filiera appare così schematicamente organizzata: produttore – grande distributore/grossista – dettagliante — fattorini per vendita diretta ai singoli esercizi commerciali…]”

Solo nel territorio campano nel 2022 sono stati sequestrati dai Carabinieri e dalla Polizia Municipale di Napoli, Unità Operativa Tutela Ambientale all’incirca 3,5 tonnellate di buste illegali. Con un costo non solo ambientale di circa 1 miliardo di euro per la criminalità organizzata. La busta per essere legale deve contenere: la scritta “biodegradabile e compostabile”, la dicitura europea, il marchio di un ente certificatore e deve essere a pagamento per i clienti. Se è gratuita il costo lo pagano i commercianti sottoforma di racket, come ha sperimentato Lucia Gaeta con suo marito panificatori a Scampia, che hanno denunciato i loro estorsori. Volevano imporre la vendita di shopper illegali, box per la pizza che si distruggevano col calore propagato dall’alimento e l’imposizione di un nuovo fornitore della mozzarella da rivendere nel loro esercizio commerciale. La coppia di panificatori sono stati costretti ad abbandonare Scampia, vessati sia dalle continue richieste di racket e da intimidazioni. Ora gestiscono un nuovo panificio nella zona dell’Arenaccia a Napoli.               

Come fece Federico Del Prete, Amadou, un ambulante senegalese nel mercato della Maddalena a Napoli denunciò il racket delle buste utilizzando un proverbio del suo paese d’origine per commentare il fenomeno criminale: “Gli estorsori si mangiano la mucca, il latte e il burro di latte”. Amadou come Federico Del Prete e Lucia Gaeta hanno denunciato il racket delle buste: un costo per lo Stato che non beneficia dell’introito fiscale senza rilascio di fattura, per il danno ambientale della plastica rispetto alla busta biodegradabile e il “sovrapprezzo” raddoppiato degli shopper che la Camorra impone al commerciante. Nell’ecosistema della bioeconomia circolare fa parte anche la Cooperativa Ventuno, uno spin off della Cooperativa Sociale “Terra Felix”, nata per la rivendita di buste legali compostabili e prodotti per il catering. Una filiera agricola legale di economia circolare che si contrappone al potere criminale dei Casalesi.

L’impegno della Cooperativa Sociale “Terra Felix” e dei suoi spin off, è stato premiato quest’anno da Coldiretti Giovani Impresa Campania con l’assegnazione dell’Oscar Green – Categoria Fare Filiera.       

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