Camorra, stanato capoclan al vomero

La cattura del boss Antonio Caiazzo

NAPOLI – Catturato Antonio Caiazzo dopo sette mesi la latitanza, ritenuto lo storico capo clan dei quartieri collinari di Napoli, Vomero e Arenella. Caiazzo era inserito fra i 100 latitanti più pericolosi d’Italia ed è stato catturato in una villetta a Villaricca, a poca distanza da Napoli. A scovarlo gli agenti della Narcotici della Squadra mobile partenopea su mandato della locale Dda. Il nome di Caiazzo balzò ai tragici onori della cronaca durante la cruenta faida con il gruppo Alfano che culminò nella primavera del 1997 con l’omicidio di Silvia Ruotolo, massacrata a salita Arenella per errore nel corso di un raid omicida. Il capo clan era già affiliato al gruppo camorristico Alfano che faceva capo a Giovanni Alfano. Agli inizi degli anni ’90, però, al seguito di un riassetto interno al sodalizio criminale, Caiazzo decise di formare un proprio gruppo ingaggiando una vera e propria guerra ad Alfano anche grazie ai suoi legami di amicizia con il clan Polverino attivo a Marano. Nel corso del conflitto si registrarono numerosi agguati che portarono alla morte di numerosi affiliati sia nella ‘nuova’ che nella ‘originaria’ organizzazione criminale. Uscito vincente da questa faida Caiazzo scacciò Alfano dal proprio territorio spingendolo, con pochi fedelissimi, nella zona della ‘torretta’. Le dichiarazioni di Rosario Privato, divenuto collaboratore di giustizia, portarono all’arresto di Alfano spianando, di fatto, la strada a Caiazzo che, insieme ad un altro suo alleato nella faida, Luigi Cimmino, divenne il gestore delle attività illecite sia nella zona dell’Arenella che del Vomero. L’ulteriore scissione interna che vide, questa volta contrapporsi Caiazzo a Cimmino, oltre a provocare un’ulteriore e cruenta faida, diede la conferma dell’attuale operatività del gruppo criminale facente capo a Caiazzo. L’uomo, infatti, è ritenuto dagli investigatori, il capo indiscusso della zona collinare di Napoliche non disdegna di allargare il proprio raggio di azione sia verso la periferia a nord di Napoli che nei paesi immediatamente confinanti. Una supremazia dovuta anche all’alleanza con il potente clan Polverino che fa capo a Giuseppe Polverino detto ‘o barone’, attualmente latitante. Caiazzo era latitante dal marzo 20111 quando fu scarcerato per un vizio di forma dopo il suo arresto avvenuto in Spagna nel dicembre 2008. È destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, estesa in ambito internazionale, a seguito di una condanna in primo grado a 26 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione. È inoltre destinatario di un ordine di esecuzione, emesso dalla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, per il quale dovrà scontare sette mesi di reclusione perché responsabile di danneggiamento. Quando è stato arrestato era in possesso di un documento falso, motivo per il quale gli venne contestato anche l’articolo 397 aggravato dall’aver agito con metodo mafioso. Infine, la Questura in serata ha diramato una nota con cui corregge l’informazione precedentemente data, e cioè smentendo l’arresto di Salvatore Pellecchia, contestualmente a Caiazzo.

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