Bullismo omofobo: incontro nelle scuole napoletane per la madre di Andrea

NAPOLI – Dopo aver ottenuto il patrocinio del comune di Napoli, prosegue il progetto di incontri con le scolaresche con Teresa Manes autrice del libro Andrea – Oltre il pantalone rosa (grauseditore) negli istituti napoletani per dire basta all’’omofobia. Un ciclo di incontri coordinati da Annamaria Schena, delegata alle Pari Opportunità dell’Unione Industriali della Provincia di Napoli.  

Il ragazzo dal pantalone rosaUna serie di incontri, l’ennesima tra Napoli e provincia, per fare punto e a capo anche rispetto ai nuovi, ulteriori, casi di cronaca, che continuano ad accendere incessantemente i riflettori sulla questione. E’ ancora una volta la madre di Andrea Spezzacatena, il 15enne romano che lo scorso anno si è tolto la vita, impiccandosi con una sciarpa a portare il proprio messaggio, direttamente a studenti, genitori ed operatori. Un ciclo di appuntamenti che inizierà, simbolicamente, dal Liceo Umberto, uno dei più prestigiosi di Napoli. Al via mercoledì 11 alle ore 10.00 all’Istituto di Chiaia, Teresa Manes incontra studenti e genitori alla presenza del capo d’istituto, per poi spostarsi a Volla, all’accademia musicale Giuseppe Verdi. Il giorno dopo tre incontri di cui il primo al liceo Diaz di Ottaviano, nel primo pomeriggio, ancora a Volla a Villa delle Ginestre, e, alle 17.00 all’Istituto De’ Medici di Ottaviano, con il patrocinio del comune, che nell’occasione ha previsto il saluto del primo cittadino, Luca Capasso. A questo ultimo dibattito prenderanno parte anche altre rappresentanze istituzionali. La tre giorni si conclude il 13 alla Feltrinelli di Pomigliano, dove dalle 10.00 Teresa Manes incontra gli studenti dell’Itis Europa di Ottaviano.

Ad oltre un anno dalla morte di Andrea, quel “ragazzo dal pantalone rosa”, che ha tanto fatto parlare le cronache, gli scenari di discussione sul fenomeno del bullismo omofobo sono ancora aperti. Il libro è il diario di Teresa Manes, la madre. Sono pagine che trasudano di lacrime, la sua sofferenza; in cui è impressa un’immagine, come una sindone, il viso di quel ragazzo. Teresa Manes, oltre un anno fa, da anonima signora, è balzata sotto i riflettori della cronaca, solo perché era la madre di Andrea, a cui subito è stata assegnata l’etichetta di “ragazzo dai pantaloni rosa”. Non poteva essere appellato “ragazzo che suonava il pianoforte”, né tantomeno “ragazzo dagli occhiali rotondi”, perché quella categoria lo ha inquadrato subito come vittima di bullismo omofobo, due parole moderne. Teresa, immediatamente dopo la morte di Andrea, suicidatosi a novembre 2012 con una sciarpa attorno alla gola nella sua casa romana, ha deciso che tutto quel dolore doveva servire a qualcosa. Così ha scritto quello che sembra un diario, fornendo la sua versione dei fatti, in cui si prova a capire, a capirsi. Chi era Andrea? Andrea era gay? Non era gay? Era bravo, buono, cattivo, bello, brutto, simpatico, antipatico? Andrea aveva 15 anni e non rientrava in nessuna categoria. E dunque, per questo motivo, era diverso. Diverso da cosa? Da chi? Diverso dai modelli imposti, diverso dai manichini che girano per la strada tutti uguali. Una foto lo ritrae a Carnevale travestito da donna. Quella foto ha dato la stura per additarlo come gay. E condannarlo. Una scritta sul muro della scuola diceva “fate attenzione al ragazzo dal pantalone rosa perché è frocio”. Una pagina di un social network lo denigrava. Perché? E forse a questa domanda Teresa prova a dare una risposta.

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