Benedetto Gravagnuolo, quattro mesi dopo la scomparsa, nel ricordo degli amici

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Dedicato a Benedetto Gravagnuolo l’ultimo numero della rivista Rassegna l’ANIAI, Associazione Nazionale Ingegneri Architetti Italiani, curata da Alessandro Castagnaro. Scomparso a luglio di quest’anno, Gravagnuolo ha lasciato decisamente un vuoto che alcuni amici e colleghi hanno provato a colmare dedicandogli un numero monografico della rivista presentata a Napoli al Cinema Filangieri la scorsa domenica, 24 novembre.

Benedetto Gravagnuolo

Il suo nome è indissolubilmente legato alla cultura napoletana, ne sono testimonianza le tante manifestazioni di affetto e stima che si possono ritrovare negli scritti di Mario Losasso, attuale direttore del Dipartimento di Architettura, di Renato de Fusco, decano del dipartimento di Storia dell’Architettura e probabilmente uno di quei pochi che è riuscito a creare l’unica vera scuola che la Facoltà di Architettura può vantare. Quella di Storia dell’Architettura appunto. Ma le voci che si sono levate sono tante. Massimo Rosi ne traccia un profilo umano piuttosto che professionale nel quale si scorge una nota di commozione quando ricordando l’amico si dice “felice di averlo sostenuto ed incoraggiato” nel momento assai complicato della sua presidenza della Facoltà di Architettura.

Le testimonianze sono tante e i nomi scorrono veloci, ognuno con il proprio contributo di ricordi e momenti significativi. Qualcuno ricorda uno degli atti più sentiti e forse dovuti quando lo stesso Gravagnuolo volle fortemente il conferimento della laurea “Honoris Causa” a Mimmo Jodice, straordinario portavoce dell’immaginario collettivo di questa città.  Ricordi passionali ed emozionanti quelli di Gianni Cerami, amico fraterno di Gravagnuolo con il quale aveva condiviso tutto, dallo studio ai viaggi, alle letture ed alle cene, e di Giovanni Menna suo allievo ed amico.

Roberto Serino e Sandro Raffone raccontano le esperienze goliardiche di cinque architetti, con Gianni Cosenza ed Enrico Sicignano, che si ispiravano ironicamente al gruppo dei “Five Architects” nati negli Usa alla fine degli anni ’60. Esperienze che finivano immancabilmente in tavolate, innaffiate da un buon “Gragnano Rosso”.

Insomma Benedetto Gravagnuolo ha unito generazioni di architetti, amici, storici, semplici fruitori della materia e committenza come pochi hanno saputo fare in questa realtà. E sempre sotto il segno della cultura, dell’uso corretto di quella parte di emisfero cerebrale che mette al primo posto il pensiero libero.

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