Arrestato Antonio Iovine boss manager dei Casalesi

Antonio Iovine fuori la questura di Napoli (foto Andrea Baldo)

NAPOLI – Come tutti i pezzi da novanta di mafia e camorra alla fine è stato scovato nel suo territorio, dove godeva di amicizie e connivenze ed era protetto da una rete impenetrabile di omertà. La latitanza di Antonio Iovine, boss del clan dei Casalesi, si è conclusa là dove era cominciata, 14 anni fa, a Casal di Principe, roccaforte della cosca più potente della Campania.

A catturarlo gli agenti della squadra mobile di Napoli, diretti da Vittorio Pisani, che erano da tempo sulle sue tracce. Iovine si nascondeva in un villino di via Cavour, dove veniva ospitato dal proprietario, Marco Borrata, 43 anni, muratore incensurato, arrestato con l’accusa di favoreggiamento. Era Borrata, insieme con la moglie e una figlia, a prendersi cura del latitante, e di questo gli investigatori della squadra mobile ne erano ormai certi tanto da “monitorare” tutta una serie di “siti”, ovvero di abitazioni e nascondigli riconducibili alla famiglia. L’operazione è entrata nella fase decisiva dopo l’intercettazione di una conversazione telefonica risalente a poche ore prima della cattura in cui uno dei familiari avanzava la richiesta di un panettone, circostanza che avrebbe convinto i poliziotti della presenza in casa del boss.

Alla vista degli agenti lui non ha opposto resistenza. In casa non c’erano armi e, al termine del sopralluogo, è stata scoperto un piccolo bunker che tuttavia non sarebbe mai stato utilizzato. Nessuna soffiata ha messo la polizia sulla strada giusta, hanno tenuto a precisare gli inquirenti. La cattura ha rappresentato il risultato di una lunga serie di appostamenti e, soprattutto, di mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali. Resta la questione di come sia stato possibile a un esponente del calibro di Iovine di restare alla macchia per 14 anni nonostante fosse braccato da polizia e carabinieri.

La risposta, senza giri di parole, l’ha data il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. “Vuol dire che la gente del posto gli ha dato una mano”, ha affermato il procuratore. “Forse per solidarietà, forse per altri motivi ma non vi è alcun motivo che si può giustificare”, ha aggiunto definendo tale esternazione “una nota amara” in una giornata caratterizzata dall’euforia per il successo di magistrati e poliziotti. Nativo di San Cipriano d’Aversa, Iovine, soprannominato òNinno, era nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Deve scontare la pena dell’ergastolo inflitta al maxiprocesso Spartacus. Componente con Michele Zagaria (l’altro superlatitante del clan) della diarchia che dalla latitanza ha diretto gli affari criminali del sodalizio, Iovine è considerato il ‘boss manager’, la mente affaristica del sodalizio impegnato tra le altre attività anche nel business della spazzatura.

A lui viene attribuita la capacità del clan di espandere i propri interessi ben oltre i confini campani. E’ Iovine, per gli inquirenti, a rappresentare per anni la camorra che fa affari e che ricicla i proventi delle attività illecite, droga e racket su tutte, nell’economia pulita e nel business del cemento. La sua ascesa al vertice dell’organizzazione è avvenuta in seguito all’arresto di Francesco Schiavone, detto Sandokan, e allo scompaginamento del gruppo comandato da Francesco Bisognetti, soprannominato Cicciotto è Mezzanotte. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, commentando la cattura, ha detto che quella di oggi “é una bellissima giornata”. E ha contrapposto l’ “antimafia dei fatti” a quella delle “polemiche”. “Io mi occupo di quella dei fatti e questo è un avvenimento eccellente”, ha affermato.

“Aspettavo questo giorno da quattordici anni. L’arresto di Antonio Iovine ‘O’ Ninnò, rappresenta un passo fondamentale nel contrasto alla criminalità organizzata”. ha detto lo scrittore Roberto Saviano, che nel suo “Gomorra” ha raccontato le attività criminali del clan. “Uno dei precetti fondamentali della criminalità organizzata è che ‘nessuno e’ un re se non vive nel suo territoriò, a riprova della sua potenza e autorevolezza perché si fa proteggere dall’ambiente in cui vive: l’arresto di Iovine, per la figura di vertice del personaggio, è quella di un re arrestato nel suo ‘fortino'”, ha osservato il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.