Antrum: la recensione maledetta!

di Danilo Piscopo

L’universo dei mockumentary è costellato di innumerevoli titoli; alcuni conosciuti, altri meno. Dal più famoso Blair Witch Project (1999), alle glorie del passato come Cannibal Holocaust (1980) e poi giù di lì a valanga con finti documentari che tentano di convincerci che quello che stiamo per vedere “è realmente accaduto!”.

Antrum non è da meno, ma non ne fa il suo fulcro centrale.

Ad un  giovane ragazzino di nome Nathan muore il cane. Una discutibile madre gli conferma che l’anima della povera bestia non si trova in paradiso, ma reclusa all’inferno, perché non era un cane buono. Nel ragazzino si instaura l’idea che il cane sia rimasto prigioniero delle grinfie del demonio. La sorella maggiore, Oralee, per convincerlo a liberarsi di questa idea, inventa e scrive un falso libro occulto con le istruzioni magiche per riportarlo indietro. Il tutto deve avvenire in un bosco poco lontano da casa, dove i due dovranno scavare una buca, tenendo conto degli strati di profondità (che scandiscono anche i capitoli del film) per poi arrivare allo strato ultimo, ai cancelli dell’inferno, e liberare l’anima del povero cane. Ovviamente, la situazione gli si ritorcerà contro.

Ma allora, dov’è il finto documentario? Qui viene la parte, a mio avviso, divertente. È la pellicola stessa ad essere finta! E ci viene spiegato all’inizio del film, da alcuni spezzoni di finti “contenuti speciali”. Antrum, ovvero il film maledetto, è una pellicola in 35mm di fine anni ’70, che ha provocato la morte o la follia di tutti quelli che hanno avuto la (s)fortuna di visionarlo. Vi ricorda niente? Sì che vi ricorda qualcosa. La Fin Absolue du Monde,v del regista oscuro Hans Backovic, dal genio di John Carpenter nel film Cigarette Burns, appartenente alla serie Masters of Horror (2005). L’unica differenza (e non da poco) è che Carpenter, con una trama ridotta all’osso, pochi soldi e tanta inventiva, riesce a tirare fuori uno dei suoi migliori film di sempre: Antrum non è degno nemmeno di fargli il nodo alle scarpe. Ma stiamo parlando di Carpenter, ed è un indegno confronto.

Da quando Antrum è entrato a far parte del catalogo streaming di Prime Video (Amazon), non sono mancate recensioni su recensioni -malefiche e ingiustificatamente cattive- sul film dei due registi,  David Amito Michael Laicini, alla loro opera prima, che ,nonostante tutto, è sempre meglio di molti film usciti sulla stessa scia (Le Origini del Male, L’ultimo Esorcismo).

Chi bada alla storia di Antrum, che è la stessa da secoli, non si è focalizzato su i due punti di forza del film: tecnica e sonoro. La messa in scena del film, il modo in cui è stato girato per farlo risultare un vero film in 35mm degli ’70, è perfetta. E lo sa bene chi, oggi, smanetta nei film in fase di montaggio con apps e filtri, tentando di far risultare credibile il digitale come fosse davvero qualcosa girato in pellicola. Nessuno ci riesce fino in fondo, nemmeno Tarantino in Death Proof. È paradossale, ma i due registi ci riescono alla grandissima, e con molti meno soldi. Per non parlare dei continui tagli di pellicola, in cui vengono inseriti spezzoni d’immagini provenienti da chissà quale filmino amatoriale di sevizia ad una coppia -presumibilmente Adamo ed Eva- posta a caso all’interno di un folle no-sense, che serve a far crescere ansia immotivata nello spettatore; o i graffi della pellicola a cui vengono sovrapposti “Sigilli” (come vengono chiamati nel film), raffiguranti simboli per evocare il demone Astaroth. Chi non si diverte con questi giochetti avrà passato di sicuro un’infanzia o un’adolescenza molto noiosa.

Il reparto sonoro, il missaggio audio del film è il vero punto di forza. Suoni continui e ripetitivi a frequenze molto alte in alcuni casi, o molto basse in altri, fanno in modo di trasportare lo spettatore all’interno di un incubo vero, oltre a creare un vestito sonoro al film davvero interessante, dove i dialoghi contano poco (finalmente) e i suoni la fanno da padroni!

Antrum non è un capolavoro e nemmeno un buon film, probabilmente è soltanto una pellicola mediocre, ma ha qualcosa di vero e limpido al suo interno, che lo rende estremamente affascinante. Sarà probabilmente l’influenza del demone Astaroth che ci ammalia fotogramma per fotogramma ( 170 volte per la precisione) o i suoni provenienti da chissà quale abisso infernale, in ogni caso Antrum riesce a dare una boccata di aria fresca al genere più ridicolizzato del cinema, il mockumentary.

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