Amleto, dramma shakespeariano analizzato in forma indeita

ROMA – Ha esordito ieri al teatro Studio Uno di Roma Amleto/Laerte/Ofelia. La storia è quella classica: il fantasma del principe di Danimarca appare a suo figlio Amleto per chiedere vendetta contro i suoi assassini. A farne le spese sarà anche la bella Ofelia, innamorata di Amleto, che si toglierà la vita. Quello che sorprende però in questo adattamento della regista Virginia Acqua è la capacità di analizzare il dramma shakespeariano da un punto di visto inedito: quello esclusivo dei tre giovani e di rendere una pièce tra le più rappresentate al mondo qualcosa di nuovo e fresco.

Amleto - teatroLa bravura di Amleto, Tommaso Arnaldi (attore oltre che di teatro anche di cinema) riempie la scena, di per sé scarna, del piccolo teatro Studio Uno di Roma e suscita empatia. A lui si contrappone una sensuale Ofelia, Claudia Genolini, che riesce a essere al contempo carnale ed eterea nel suo momento finale. Laerte, l’altro giovane della tragedia, è interpretato da Teo Guarini, che con la sua recitazione pulita a volte risulta eclissato dall’intensa interpretazione di Amleto, ma restituisce a pieno la figura di un giovane contesto tra il dover essere e l’amore per la sorella. Ben scelte le musiche e la modernità di alcuni oggetti di scena che lo rendono particolarmente adatto a un pubblico giovanile. Anche chi ha visto più volte l’Amleto di Shakespeare rimarrà colpito dal bel adattamento di Virginia Acqua, già nota in Europa per alcune sue rappresentazioni inedite.
“Per il mio lavoro mi sono ispirata alla versione che il grande critico polacco Jan Kott dà dell’Amleto nel suo indimenticabile saggio Shakespeare nostro contemporaneo dove è descritto come ‘la storia di tre ragazzi’ e ‘la tragedia delle situazioni imposte’ – ha spiegato la regista – e ho scelto tre attori ventenni perché nessuno più di loro poteva rendere il conflitto fra giovani e adulti presente nella tragedia di Shakespeare, dove tutti i grandi si muovono sempre nella stessa direzione: condizionare costantemente le vite dei ragazzi, a partire dal fantasma del Re di Danimarca. Ma al tempo stesso questo è un Amleto senza adulti, perché non servono: la loro voce è talmente invadente da essersi insinuata nei tre ragazzi e da loro stessi essere rappresentata”.

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