A teatro e al cinema, lo “Zio Vanja” diretto da Bellocchio con Rubini e Placido

NAPOLI (di Anna Barbato) – Straordinario successo per lo “Zio Vanjia”, dramma di Cechov, diretto da Marco Bellocchio, in tournè in tutta Italia e andato in scena al Teatro Bellini di Napoli nei giorni scorsi. Protagonisti Sergio Rubini, bravissimo nel ruolo di Ivan Vojnickij, ossia “zio Vanjia”, reso proprio dal suo inconfondibile accento pugliese, e Michele Placido, nel ruolo del professor Serebrjakov,  marito della sorella di Vanja, poi risposatosi, dopo la morte della stessa, con Elena, donna tanto giovane e bella quanto infelice. Così come infelice è Sonja, figlia del professore, innamorata non ricambiata del dottor Astrov, interpretato da Pier Giorgio Bellocchio.

zio_vanja, Bellocchio e placidoLa piéce narra gli intrecci, i sentimenti e i risentimenti che scorrono tra questi personaggi, costretti a convivere sotto lo stesso tetto nell’azienda agricola ereditata da Sonja. Tutti sono accomunati da uno status di infelicità, da un senso di insoddisfazione verso il presente, fatto di rimpianti per una vita non vissuta e di rimorsi per gli errori commessi, accompagnati da un desiderio di una vita diversa senza, però, che gli stessi facciano qualcosa per renderla diversa da com’è. Eccetto il professore, il quale sembra l’unico che, nonostante l’età, cerca di reagire di fronte ad un’esistenza monotona e piatta e che, stanco di vivere in campagna, propone di vendere la tenuta per potersi trasferire in città. Ma tale proposito scatenerà in Vanjia un’imprevista e violenta reazione, anche se poi, alla fine, come ne “Il Gattopardo”, finisce che “cambia tutto per non cambiare niente”.

Per coloro che avessero perso la rappresentazione teatrale, c’è la possibilità di rifarsi tra qualche mese al cinema, dal momento che il regista realizzerà un film con gli stessi interpreti  principali. La pellicola sarà ambientata negli anni ’30 e sarà girata in una masseria in provincia di Foggia.

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