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“Il muro di Napoli”, di Giovanni Calvino e Giovanni Parisi

NAPOLI – Napoli 1943. È l’ultima delle celebri quattro giornate di Napoli. Il professor Alfonso, comunista convinto, ha partecipato insieme al suo vecchio amico Salvatore all’insurrezione. Sembra che la guerra sia finalmente terminata, ma Vincenzo, figlio del professore, di ritorno dalla campagna di Russia, torna a Napoli e viene arrestato dagli americani in compagnia di un soldato russo. Si sparge così la notizia di un’invasione sovietica a Napoli che assume proporzioni sempre più inverosimili, fino a prefigurare la costruzione di un muro che dividerà in due la città. Una parte sotto il controllo americano, l’altra sotto il controllo sovietico.
La vicenda viene narrata sempre mediante il racconto in prima persona alternativamente di Alfonso, e dei suoi figli Sofia e Vincenzo. Vera regista della storia è tuttavia Eleonora, moglie di Alfonso e madre di Vincenzo e Sofia, silenziosa ed austera aristocratica che innesca un meccanismo di menzogne che le sfugge completamente di mano. Il suo scopo è quello di evitare che suo marito Alfonso, ormai morente, sappia che il figlio Vincenzo – ritenuto dal padre un eroe di guerra convertito al comunismo – è in realtà un disertore tornato a Napoli in compagnia di una banda di criminali russi e slavi dedita al contrabbando. La vicenda ha quindi uno svolgimento surreale, amplificato dai dualismi tra Vincenzo e Roger, l’odiato carceriere americano, tra Alfonso e sua cognata Filomena, una zitella bacchettona ed anticomunista sorella della moglie Eleonora, e tra quest’ultima e la figlia Sofia che subisce con disappunto il carattere e le imposizioni della madre.
Le menzogne raccontate ad Alfonso verranno svelate solo al termine del romanzo e saranno la causa del drammatico finale. Vincenzo, ormai prossimo ad essere scoperto, viene fatto evadere ma durante la notte incontra il padre che, convinto dell’esistenza del “muro di Napoli”, nel tentativo di accompagnarlo nella zona sovietica, lo conduce invece verso una pattuglia di americani comandata proprio da Roger, l’odiato carceriere, che ucciderà entrambi sotto gli occhi di Assuntina, fidanzata di Vincenzo, divenuta una prostituta ma pronta a seguire il suo vecchio fidanzato all’estero.
La storia si svolge tutta all’interno del nucleo familiare di Alfonso e ricorda, nella struttura narrativa, i fortunati film “Goodbye Lenin” e “Underground”. Il punto di originalità della storia è quella di aver immaginato come sarebbe stato il muro di Berlino a Napoli, con tutti i surreali contrasti tra la cultura materialista sovietica e quella intrisa di superstizioni della città partenopea.

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