Archivio | settembre, 2010

Asd Afro-Napoli, lo sport come incontro di diverse etnie

Asd Afro-Napoli, lo sport come incontro di diverse etnie

NAPOLI – Con lo sport non si intende e non si ha la presunzione di risolvere problemi in tema di immigrazione che i maggiori governanti del mondo non riescono a ridurre, ma con lo sport e con lo sport più popolare del mondo, il calcio, si riesce ad abbattere con effetto immediato le barriere razziali e le sofferenze quotidiane dei giovani immigrati.
Il progetto dell’ASD AFRO-NAPOLI, nata nell’autunno dello scorso anno, è quello di realizzare occasioni di incontro tra etnie diverse finalizzate all’integrazione sociale e culturale. Tramite lo sport ed in particolare il calcio abbiamo creato una concreta opportunità di solidarietà ed accoglienza superando i pregiudizi e le barriere razziali.
Ad oggi l’associazione ha realizzato due squadre di calcio, che partecipano a tornei amatoriali cittadini e provinciali, composte da circa 30 atleti dei quali più della metà sono immigrati provenienti da vari stati del continente africano (Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana, Camerun e Tunisia). Da un mese circa si sono aggiunti al gruppo ragazzi provenienti dal Sudamerica (Paraguai, Cile, Brasile). Questa è la nostra idea di integrazione e solidarietà reale in quanto ragazzi africani e napoletani insieme si allenano, giocano e socializzano.
Molti dei ragazzi immigrati hanno ancora problemi di socializzazione ed integrazione nella nostra città, non tutti hanno una occupazione ed alcuni hanno ancora difficoltà con la lingua. Con lo sport diamo loro la possibilità di apprendere la lingua e le abitudini di una società diversa che non sempre è dedita all’accoglienza. Altri hanno un lavoro stressante e faticoso che non gli permette una normale vita sociale, e per loro il calcio è davvero un’occasione per di svago.
I risultati raggiunti fino a questo momento possono ritenersi soddisfacenti sia dal punto di vista della socializzazione che dal punto di vista sportivo. Infatti è nato un vero gruppo affiatato tra gli atleti che è riuscito, a soli 6 mesi dalla sua nascita, a vincere la Coppa Partenope 2010 AICS.
Chi fa parte della nostra squadra sente di appartenere ad una famiglia e sa che può contare sull’aiuto degli altri “fratelli”. Siamo una famiglia e non siamo una squadra multirazziale, perché la razza è una sola, quella umana.
Prossimi Obiettivi

Nel prossimo autunno le squadre di calcio parteciperanno al campionato AICS ed al campionato di categoria FIGC. Nella prossima stagione si intende intensificare il lavoro sul “gruppo” ed incrementare gli incontri e le occasioni di socializzazione anche fuori dal terreno di gioco. A tal fine è stato adeguato lo staff dirigenziale dell’associazione con l’ingresso di un mediatore culturale esperto. Tutte le attività dello staff tecnico e dirigenziale sono svolte esclusivamente a titolo gratuito.
Ci attiveremo per organizzare direttamente o tramite altri enti corsi di lingua italiana ed altre tipologie di corsi finalizzate alla’integrazione sociale ed all’inserimento lavorativo dei ragazzi immigrati.
Altro Obiettivo importante e non semplice da realizzare per il prossimo anno è quello di riproporre la stessa esperienza con i bambini e quindi realizzare una scuola calcio formata da bambini napoletani e bambini figli di immigrati.
Fino ad oggi l’associazione si è retta con l’autofinanziamento, grazie allo sponsor ACIIEF, ente di formazione di Napoli, che ha realizzato le divise ed a qualche altro contributo, ed è facile comprendere che le maggiori difficoltà incontrate riguardano le questioni economiche.

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La confessione di Ghedini  “Mezza Italia mi odia la colpa è anche mia”

La confessione di Ghedini “Mezza Italia mi odia la colpa è anche mia”

Niccolò Ghedini

ROMA (di Antonello Caporale) – Niccolò Ghedini è il sarto di fiducia di Silvio Berlusconi, cliente in doppiopetto. Lui cuce. In sedici anni – tra leggi, disegni di legge, decreti e semplici bozze – ha ricamato una ventina di provvedimenti. Otto hanno visto la luce, e sono leggi dello Stato. La sua virtù è non stancarsi mai. Notte e giorno, a Natale e Ferragosto. C’è sempre. Oggi è un imprevisto giorno di festa; si bighellona in Transatlantico nell’attesa del voto. Manca l’entusiasmo in giro, e anche il morale di Ghedini ne risente. “Anch’io infatti mi deprimo, sento il peso di una fatica che si fa sempre più dura. O pensa che non abbia momenti di fragilità? O non mi chieda: è giusto o sbagliato quello che sto facendo. E’ opportuno o no che gli sia sempre vicino”.

In effetti pare che non conosca altro domicilio, e non abbia altro in testa che far fuori i giudici. “Io sono il cattivo, il demonio, giusto? Un senza coscienza, uno che lo fa per soldi. Anzitutto non ho mai avuto bisogni di soldi, e la politica non me ne ha portati più di quelli che con le mie capacità sarei riuscito a guadagnare. E si chieda lei invece se davvero non c’è persecuzione, se e quanto i giudici hanno sbagliato con Berlusconi”. La sua assomiglia a un’ossessione. “Io voglio bene a quell’uomo e penso sinceramente che sia vittima di azioni ingiuste, alcune volte dissennate della magistratura. E un passettino alla volta stiamo andando avanti, nella direzione di un processo più giusto ed equo”.

Equo? Ci sono foto, quelle in cui è ritratto in toga con enormi faldoni sottobraccio, in cui Ghedini sembra proprio a un pipistrello. Un uccellaccio che fa da guardia al capo. La belva da sciogliere nell’arena di Annozero: lui contro tutti. Norme e cavilli, e memorie ribaltate. In nome del Capo, per il bene del Capo. “Non mi piace andare lì a rivestire quel ruolo, e non mi piace quel ring dove ti chiamano solo perché vogliono sbranarti. Ci vado, è un mio dovere, ma sento che soffia l’alito dell’odio, e in qualche modo anch’io lo alimento, certo. Con le parole, le rispostacce, i giudizi che devono essere dati subito. E devono essere trancianti. Percepisco la distanza che mi separa da tanta gente, quella che non tifa per la mia squadra. Ma non è una sensazione simpatica, io rifletto e mi chiedo anche: perché mi odiano tanto?”.

Ah, se lo chiede pure? “Non sono così presuntuoso da non sapere che avrò qualche colpa, né così impassibile da non ritenere che mezza Italia giudica me un diavolo, un cattivo, un orco. Uno al servizio del potente, senza scrupoli, senza mezze misure. Questa dimensione, il cattivo, è difficile da sostenere. Io sono liberale e faccio politica perché penso di contribuire con le mie idee a rendere più civile e degna il nostro Paese”. Permetta però che spesso autorizza a pensare che lei bari a volte e più dell’Italia abbia a cuore Lui. Sfacciatamente. “Sono convinto di quello che faccio. E sono persuaso di essere nel giusto. Libero di non credermi. I prezzolati alzano la bandiera a comando. Io no. Io ci credo davvero a quel che dico, per chi mi ha scambiato?”.

Lei è l’avvocato di fiducia di Berlusconi. E fa politica in ragione di questa condizione. “Ne sono consapevole. Ma non ho mai avuto bisogno di vendere la mia coscienza o le mie idee. Sono un liberale che sta con un liberale. Punto. In famiglia si discute e ci si interroga su una notorietà che ti dipinge nel modo che non vorresti. E fa male accorgersene, fa male discutere di questo”. La politica le ha permesso di dare pugnalate. “Alt. Penso di avere uno stile e anche un codice di comportamento. Non ha trovato me nell’isolotto di Santa Lucia, per esempio. Veda quanta varia umanità raccoglie il Transatlantico stamane. Ci sono virtù e ci sono miserie. Debolezze altrui e nostre. Io dico che bisognerebbe fermarsi, mettere un punto. Non travalicare confini che non sono riconducibili più alla lotta politica. Non devo dare insegnamenti agli altri, ma posso sicuramente decidere qual è il mio comportamento. E posso anche scegliere con chi accompagnarmi. Le dico di più: posso cercarmi colui al quale stringere la mano. C’è una ragione di partito che ti fa obbedire a delle scelte. È realpolitik. E poi però esiste la scelta individuale di rifiutare amicizie che non ti convincono, non ti intrigano. Mica devo stringere tutte le mani io? Persino nel mio partito le compagnie me le scelgo io, non si discute”.

Nel corridoio è iniziata la conta ufficiosa degli entranti e degli uscenti. Il gruppetto dei liberaldemocratici, in tutto tre, si ammutina ai piedi della fontana, nel cortile di Montecitorio. “Non ci ha convinto, non votiamo. E basta pressioni!”, esclama Italo Tanoni, il capo degli ammutinati dell’ultima ora. I cinque colleghi di “Io sud”, zattera di fortuna nel mare magnum berlusconiano, sono invece vispi, felici. “Grande giornata, grandissimo discorso”, dice Elio Belcastro.

Meglio cambiare strada, e non pensare. “Arrivederci”. (Repubblica)

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Mondiali di pallavolo, l’Italia vola a Catania

Mondiali di pallavolo, l’Italia vola a Catania

NAPOLI (di Cristina Accardo) – Al via da qualche giorno i mondiali di pallavolo maschili ospitati quest’anno dall’Italia. Davanti al proprio pubblico, gli azzurri di Andrea Anastasi battendo in successione Giappone (3-0), Egitto (3-0)  ed Iran (3-2), hanno conquistato il passaggio al prossimo turno a Catania. Qui dovranno scontrarsi, il 30 settembre ed il 1 ottobre rispettivamente con Germania e Portorico. Saranno di sicuro incontri ostici; da questo momento il sestetto azzurro non potrà commettere errori o avere momenti di black –out, come già accaduto con l’ultima partita con l’Iran. Al termine di questi due match, validi per il girone G, sarà eliminata una  solo una squadra del girone. Come infatti prevede la nuova formula della competizione, dopo una prima fase con 24 squadre e sei gironi, si passa ad una seconda con 18 selezioni divise in gironi da tre squadre. Le prime due di ogni girone che passeranno, andranno a Roma e Firenze, sede degli incontri, dove si aprirà la terza fase con 12 nazioni divise in quattro gironi da tre. Le prime di ogni girone si sfideranno per la finalissima, mentre le seconde e terze qualificate per i piazzamenti dal 5° al 12° posto. La fase finale, per assegnare il titolo mondiale e stilare la classifica dal 1° al 12° posto si giocherà in tre città diverse: Roma, Firenze e Modena.

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(Foto) Il Corteo funebre

(Foto) Il Corteo funebre

(foto di Andrea Baldo)

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Rifiuti, Riccio: “Da Berlusconi solo bugie”

Rifiuti, Riccio: “Da Berlusconi solo bugie”

Giulio Riccio

NAPOLI – “Sui rifiuti Berlusconi ha mentito ai napoletani”. A sostenerlo l’assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli Giulio Riccio. “Il pizzino che Berlusconi ha passato a Cicchitto per fare in modo che il capogruppo del Pdl attaccasse il sindaco di Napoli sull’emergenza rifiuti – dice – è l’ennesima meschinità del presidente del Consiglio, troppo impegnato a salvaguardare i suoi interessi personali e a propagandare immagini false per poter vedere i problemi reali del nostro Paese”. “Berlusconi ha fallito sui rifiuti a Napoli – sottolinea l’assessore Riccio – Altro che governo del fare. Sull’emergenza e la sua pseudo soluzione è stata fatta solo squallida propaganda da parte del Governo. La dimostrazione è sotto gli occhi di tutti”.
“L’inceneritore di Acerra, inaugurato in pompa magna da Berlusconi stesso, è fermo. L’apertura di una seconda discarica nel parco nazionale del Vesuvio ha fatto insorgere cittadini e amministratori locali di un territorio che dovrebbe essere tutelato per legge e ora la Provincia tenta di trovare una soluzione alternativa- conclude – Le ecoballe giacciono lì dove sono da anni e i sacchetti maleodoranti rischiano di tornare a impadronirisi delle strade di Napoli. E Berlusconi non sa o, meglio, non vuole rispondere davanti al Parlamento sui rifiuti, cerca di scaricare sul sindaco la responsabilità, perché altrimenti dovrebbe ammettere di non aver fatto il ‘miracolo’ ma un ‘pacco’ a Napoli e alla Campania”.

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(Video) Gruppo di resistenza culturale, funerali dell’arte a Napoli

(Video) Gruppo di resistenza culturale, funerali dell’arte a Napoli

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Berlusconi: l’emergenza? È la Iervolino che non fa la raccolta differenziata

Berlusconi: l’emergenza? È la Iervolino che non fa la raccolta differenziata

NAPOLI – A Montecitorio parla Bersani, il capo del Pd e si scatena contro Berlusconi ricordandogli: «Non parli più del miracolo dell’immondizia a Napoli. Io domani vado lì, vieni anche tu con me». Una punzecchiatura che il premier non lascia passare. Prende la penna e comincia a scrivere su un foglio bianco. È un messaggio che invia a Fabrizio Cicchitto, il capogruppo del Pdl che dovrà parlare subito dopo Bersani. E cosa c’è scritto? «Dì che è la Jervolino che non fa la raccolta differenziata». Poi chiama un commesso e fa portare il messaggio a Cicchitto che, poco dopo, ripete il j’accuse del premier, ma evita di dare addosso al sindaco. «Non potete darci nessuna lezione – dice Cicchitto a Bersani – Le elezioni dopo quelle del 2006 sono state rifatte nel 2008 perché voi siete implosi e ci avete lasciato in eredità’, tra l’altro, l’emergenza rifiuti a Napoli».

La replica del Pd arriva per una nota della responsabile dell’Ambiente, Stella Bianchi: «Silenzi, promesse e bugie. Il presidente del Consiglio in aula non osa dire nulla su Napoli e sull’emergenza rifiuti, che non è mai finita; Bertolaso assicura di aver lasciato la Campania pulita e gli impianti funzionanti. Dei quattro termovalorizzatori previsti dal decreto del 2008, che dava pieni poteri a Bertolaso per risolvere l’emergenza rifiuti, un solo impianto è stato inaugurato, quello di Acerra, ma ha sempre funzionato a singhiozzo e ora è totalmente fermo. Degli altri tre termovalorizzatori non c’è traccia. Nessun impianto di compostaggio è stato messo in funzione. A quali strutture fa riferimento Bertolaso? A quelli che ancora oggi sono utilizzati come deposito per le eco-balle?» (Il Corriere del mezzogiorno)

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Muore la cultura,  corteo funebre per le vie di Napoli

Muore la cultura, corteo funebre per le vie di Napoli

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NAPOLI (di Daniele Pallotta) –  Un corteo funebre in onore della cultura e dell’arte, ferite a morte dal potere che non vuole “coscienze pensanti” : i lavoratori del settore della cultura e dello spettacolo, vestiti di nero, e con volti resi diafani dal trucco, trasportando una bara riempita di pagine strappate e di sceneggiature, hanno attraversato le vie del centro storico di Napoli  per manifestare il dissenso contro il blocco dei fondi destinati alla cultura e contro la chiusura di enti e progetti di interesse artistico, come il Teatro Trianon, o il Museo di Arte contemporanea Madre.

IL BLOCCO DEI FONDI. “Il Trianon è stato solo l’ultimo caso, il problema è che hanno bloccato i fondi che ci spettavano per il 2009, le risorse e i fondi POR per il 2010 restano sospese. Noi non produciamo bottoni o scarpe, ma siamo  comunque imprese che producono indotto economico,  e chiediamo alle istituzioni di rispettare il mondo della cultura. – Lello Serao, presidente della Libera Scena Ensamble, denuncia l’assenza di progetti e di sostegno da parte della politica – dietro i tagli all’istruzione, alla ricerca, allo spettacolo io vedo un disegno politico volto a narcotizzare le coscienze, ad evitare che si formi una consapevolezza critica collettiva”.

GRUPPO DI RESISTENZA CULTURALE. Accompagnato dal suono funereo di un tamburo il corteo, partito da piazza del Gesù, si è fermato all’altezza di Piazza Municipio, perché in Piazza del Plebiscito si svolgeva una manifestazione di protesta dei disoccupati BROS, proteste interrotte dall’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.

Il “gruppo di resistenza culturale”, così autodefinitosi su volantini e sulla petizione disponibile anche on line, si è  poi riunito all’interno della Galleria Umberto I. Tra i partecipanti l’attore Pietro Pignatelli, l’attrice Isa Danieli, l’attore Renato Carpentieri, gli allievi del laboratorio di recitazione del teatro Elicantropo e liberi cittadini interessati alla questione.

METTERE IN SCENA I SOGNI, LAVORO A RISCHIO. Uno dei principali promotori dell’iniziativa, attraverso le sue lettere aperte, l’ultima indirizzata a Stefano Caldoro, è stato il regista e direttore artistico dell’Elicantropo Carlo Cerciello. “Fino ad oggi quando subentrava una nuova fazione politica, per una sorta di spoil system, venivano sistematicamente sostituite le persone ai vertici gestionali di enti e progetti. Ora vengono chiusi gli enti e i progetti: si dice che un museo come il Madre è fallimentare. Poi si chiude un teatro, Il Trianon, che con 4000 abbonati era un faro di cultura in un quartiere a rischio, e al suo posto si fonda un museo. Non è quindi un problema economico. – Cerciello chiede spazio per l’espressione del libero pensiero “la cultura televisiva fa il gioco del potere, invece il teatro lo sceglie la gente. Adesso è diventato difficilissimo vivere di questo lavoro, un lavoro che mette in scena i sogni delle persone, e che la gente vuole vedere. Aspettiamo proposte dalle istituzioni, ma non arriveranno, perché non le hanno!”.

IL DESTINO DEL MADRE. Alla manifestazione erano presenti anche alcuni dipendenti del Madre, dal primo ottobre in 48 saranno in cassa integrazione; dopo il 31 dicembre il loro destino professionale è ignoto. Chiedono un tavolo di discussione con la regione, per tenere in vita un Museo che, spiegano, è il terzo della città come affluenza e che ha visto crescere negli ultimi cinque anni collaborazioni e progetti.

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Contro gli stranieri, contro gli italiani

Contro gli stranieri, contro gli italiani

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Italiani contro altri italiani, semplicemente uomini contro altri uomini. Ma a voler essere scrupolosamente patriottici, se consideriamo il fenomeno rom in Italia, vi sono circa 150 mila persone tra rom e sinti, i due principali gruppi etnici che costituiscono la popolazione nomade nella Penisola. Di questi quasi 90 mila (tra il 50/60%) è di nazionalità italiana, i restanti sono da dividere tra rom provenienti dai paesi balcanici dell’ex Jugoslavia (tra i 20 e i 25 mila) e dell’est Europa (65-70 mila), soprattutto dalla Romania. “Nessuna delle famiglie che saranno allontanate dai campi nomadi regolari di Milano e che hanno i titoli per restare in città, saranno ospitate in alloggi popolari, come originariamente previsto nel piano per l’emergenza rom”. E il Ministro Maroni ad affermarlo, con convinzione, preparandosi il terreno per un’eventuale campagna elettorale. Intanto i rom hanno delle paure: il futuro dei propri figli. In tanti nati in Italia e iscritti alle scuole milanesi. Il campo dovrebbe essere al più presto sgomberato, sembra in occasione dei lavori per l’Expo 2015 e alcune centinaia di persone si troverebbero in mezzo ad una strada, bambini compresi. C’è incertezza sul futuro, fra i rom del campo Triboniano, ma anche perplessità sull’impiego dei finanziamenti destinati agli sgomberati. “Solo una piccola parte dei 13 milioni di euro stanziati – ha detto in una intervista  Dijana Pavlovic, una delle rappresentanti del campo – andrà a sostenere le politiche abitative di chi resterà senza casa dopo lo sgombero del Triboniano, e degli altri campi legali a Milano: appena 1,8 milioni di euro. Nove milioni serviranno per costruire muri, puntare inutili telecamere. I fatti di questi ultimi mesi raccontano di un vero e proprio sequestro dei rom nel campo di via Triboniano con gente che non poteva uscire, lacrimogeni che piovevano tra le roulotte e un anziano con un braccio spezzato convinto ad andare all’ospedale e poi arrestato e tenuto dentro per una settimana. La questione dei Rom a Milano è una vicenda che preoccupa la federazione Rom e Sinti, in quanto si stanno portando avanti politiche di repressione, contro cittadini rom italiani e cittadini comunitari”. Ancora una volta ci si trova ad essere Italiani contro altri italiani. Dalla Francia all’Italia, la questione rom si fa di portata sempre più rilevante. Divisi sulle tensioni tra Francia e Unione Europea: la prima, guidata da Sarkozy, ha scelto la via del rimpatrio, una decisione che ha provocato tensioni con la seconda. Le ultime migrazioni più consistenti sono iniziate dalla fine degli anni ’70 e si sono intensificate tra gli anni ‘80 e ’90 in concomitanza con la dissoluzione della Jugoslavia e la guerra che ne è seguita. Molti hanno solo transitato in Italia, andando poi a vivere in Germania e Francia. Un nuovo impulso migratorio si è registrato dalla fine degli anni Novanta, in particolare dalla Romania, fino a quando, nel gennaio 2007, Bucarest è entrata nell’Unione europea. Da allora il flusso degli arrivi è diminuito. Sulla base dei Rapporti del Consiglio Europeo, l’Italia non risulta avere ancora assunto una politica precisa nei confronti della popolazione: mancano disposizioni in materia di documenti d’identità e di soggiorno, già vigenti nel resto d’Europa. I rom sono considerati una popolazione “nomade” e non “stanziale” e vivono in campi limitrofi alle grandi aree metropolitane. Su questo punto la “Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza” (ECRI) ha spesso ripreso il nostro Paese per la situazione in cui versano gli accampamenti. Da due anni si procede ad una serie di rimpatri cosiddetti “assistiti” e alla chiusura dei campi in diverse zone.

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Storie di Angeli e Diavoli in “Racconti disperati”, il nuovo libro di Peppe Lanzetta

Storie di Angeli e Diavoli in “Racconti disperati”, il nuovo libro di Peppe Lanzetta

Peppe Lanzetta

NAPOLI (di Lucilla Nele) – Peppe Lanzetta è un attore, un drammaturgo, uno scrittore napoletano. Alla Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia la presentazione del suo nuovo libro “Racconti disperati” , edito da Pironti.

Protagonista di numerosi successi teatrali, cinematografici, televisivi, musicali ed editoriali, da anni Lanzetta si cimenta nella scrittura di storie di angeli e diavoli, storie di una città sanguinante, le cui crepe sono troppo evidenti per cercare di non vederle. E dunque, anche in quest’ultimo lavoro, le narrazioni di Lanzetta si intrecciano tenendo costante sullo sfondo una Napoli dai differenti volti: un volto comico ed uno tragico, uno affascinante ed uno feroce.

Ad affiancare Lanzetta, nella veste di critici, gli scrittori Angelo Petrella e Franco G. Forte.

Petrella ha sottolineato la sua curiosità nei confronti dei personaggi del Lanzetta, dai nomi strambi e stravaganti, personaggi che sembrano vivere la propria città come fosse un condominio, un piccolo microcosmo, dove tutto può succedere. Il Forte, invece, nel corso del suo intervento, dopo varie letture di stralci di racconti, tratti dal libro, come “La Zeppola”, “Il camorrista”, “La notte degli innamorati” ed altri, si è detto particolarmente affascinato dallo stile di Lanzetta, caratterizzato dall’utilizzo degli “elenchi”: raffiche di parole apparentemente lontane tra loro, ma che, invece, interpretate nel modo corretto, riescono a dare un efficace impatto emotivo alla narrazione, ritmandola affinchè il lettore avverta fortemente il crescendo verso la tragedia, perché, sempre secondo il Forte, “La tragedia e la morte sono presenze costanti di questo libro, legate però ad una profonda spiritualità. Tragedia e morte che colgono puntuali i protagonisti dei racconti, dopo la presa di coscienza della dura realtà in cui sono immersi.”

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